Particolare del Duomo di Modena

Acetaia Dondi
Aceto Balsamico Tradizionale di Modena

La storia dell'aceto balsamico di Modena L'aceto balsamico Dondi Vai alla home page Invia una e-mail
Logo 50&PIU' Fenacom

Storia dell'Aceeto Balsamico Tradizionale di Modena

L'Aceto Balsamico Tradizionale di Modena è un prodotto tipico, esclusivo e territorialmente definito, ed è frutto di una cultura e di una tradizione, esclusivamente modenese, che si perde nei secoli.

La storia ci tramanda, con le narrazioni di Girolamo Tiraboschi, che il marchese Bonifacio di Toscana, padre di Matilde, duchessa di Canossa, per evitare la perdita dei suoi possedimenti, tra cui il territorio del Modenese, in quanto aveva omesso di pagare ad Enrico III di Germania i diritti imperiali di vassallaggio, nell'anno 1046 omaggiò l'Imperatore di una capiente botte di aceto ben avvolta con una lastra d'argento di gran valore. Mai dono fu più gradito!

Il Duca di Toscana potè così salvare sia la sua vita che il feudo a condizione di inviare, ogni anno, in Germania, quel prezioso e prelibato liquido con cui l'Imperatore stupiva ogni ospite della sua ricca mensa. L'anno 1046 è la prima data ufficiale, della quale si abbia conoscenza, che ci porta a conoscenza dell'Aceto Balsamico di Modena.

 

Bassorilievo raffigurante la lavorazione dell'aceto balsamico

Già in precedenza, nell'anno 60 D.C. Petronius Arbitrer, nell'illustrare gli eccessi gastronomici del Trimalcione, nel suo “Satyricon”, narra che quest'ultimo rendeva famosa la sua mensa facendo arrivare da Mutina, l'antica Modena, la labruscas, prelibatezza utilizzata per “sgrassare” il palato dei partecipati ai banchetti romani alla fine di una trentina di portate.

Una ulteriore testimonianza, proseguendo nella ricerca a ritroso di tracce della presenza dell'Aceto Balsamico, ci porta all'anno 750 A..C., al primo libro di Isaia, capo V versetto I, in cui rimproverando il “popolo eletto”, diventato infedele, si fa cenno ad “una vigna piantata sopra un fertile colle che invece di dare uva dolce ha prodotto lambruscas”, cioè un succo di bacche spremute che hanno dato un risultato acidulo ed acre, molto distante da un qualsiasi gradevole vino. Si ipotizza, quindi, vista la concomitanza di diverse conferme storiche in questo senso, che la vite del lambrusco sia stata ottenuta, nel corso dei secoli, da vari innesti, a seguito dei vari passaggi effettuati da legionari installatisi sulle nostre terre. Terre ricevute, come compenso e donate per i meriti ottenuti nelle innumerevoli battaglie delle campagne di Gallia, di Germania o della Britannia.

Antica stampa

Quadro di Modena

I militi si trasformarono in validi agricoltori e così diventarono i nostri antenati del primo millennio, avendo popolato le terre attraversate dalla Via Emilia.

La storia narra, altresì, che anche Cesare “ … avesse particolare premura per l'aceto balsamico che portò seco e che fu custodito in 36 barili da un quartaro nel terzo torrione del Palazzo Ducale, quello verso San Donnino …” ( Historia dell'Antichissima Città di Modena, anno 1667).